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CENTRO MAGNA GRECIA, UNA CHIUSURA INOPPORTUNA (COMUNICATO STAMPA)

La chiusura del centro sportivo Magna Grecia è un esempio di assenza di buon senso nell’amministrazione della cosa pubblica.

Da un giorno all’altro Taranto si è ritrovata priva di uno dei più frequentati centri sportivi della città. Centinaia di cittadini hanno perso il loro punto di riferimento non solo per le attività sportive ma anche per quelle socio-culturali, visto che il centro – uno dei pochi attrezzati in questo senso – ospitava decine di convegni ed eventi di promozione culturale.

In un colpo solo la città è stata privata di uno dei suoi più importanti luoghi di aggregazione e di svago e questo, di per sé, è già un fatto molto grave se consideriamo la povertà di impianti di questo tipo sul nostro territorio. Giovani e meno giovani, uomini e donne, non hanno più a disposizione la palestra per le attività ginniche e quei campi da tennis e da calcetto. Ai bambini – ai quali questa città riserva davvero scarsissime attenzioni – è stato sottratto un parco giochi importante,  soprattutto in questi mesi estivi in cui avrebbero maggiore bisogno di spazi protetti per i loro momenti ludici.

A pochi giorni dalla chiusura l’impatto alla vista è già devastante: la struttura, svuotata di ogni attrezzatura, senza l’abituale attiva presenza del personale che ci lavorava (ora rimasto disoccupato) e dei fruitori del centro, appare in un mortificante stato di abbandono. Con la chiusura imposta dall’amministrazione comunale, tutta la zona sembra piombata in una condizione di degrado, con riflessi negativi anche sul valore degli immobili (palazzi per abitazioni e locali commerciali) che sorgono intorno al centro sportivo. Una conseguenza della quale evidentemente nessuno ha tenuto conto. Grave, peraltro, che l’amministrazione non abbia considerato il depauperamento dello stesso proprio patrimonio immobiliare, visto che il centro sportivo rischia di restare abbandonato per mesi e mesi, alla mercè di chiunque, prima che venga espletata la nuova gara d’appalto per la sua gestione, sempre ammesso che esistano società disposte ad accollarsi quest’onere alle nuove e pesanti condizioni economiche previste dal bando.

Sarebbe bastata la diligenza del buon padre di famiglia per evitare tutto questo: sarebbe bastato consentire agli attuali gestori di proseguire nella loro attività fino ad aggiudicazione della nuova gara. In questo modo quella struttura comunale sarebbe stata salvaguardata, quel pezzo di città si sarebbe risparmiato questa improvvisa ondata di degrado, una ventina di operatori avrebbero mantenuto il  loro posto di lavoro, centinaia di cittadini – tra i quali, come detto, decine e decine di bambini – avrebbero potuto continuare ad avere a disposizione un luogo sicuro dove trascorrere le ore di svago. Tutto questo invece è stato cancellato con una scelta che ha dell’incomprensibile, ancora di più se si considera che proprio un anno fa la stessa amministrazione comunale aveva fatto riferimento proprio a queste problematiche per evitare la «traumatica chiusura» del centro e i relativi costi di vigilanza eventualmente da sostenere. A distanza di un anno quelle considerazioni evidentemente per il Comune non valgono più. Restano tutte, invece, le conseguenze negative per la città che di tutto ha bisogno tranne che della soppressione dei suoi luoghi migliori.