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Papalia a Renzi: «La Città nel CdA dell’Ilva»

Due miliardi per Taranto sono un segno tangibile di attenzione verso una città fin troppo trascurata dagli organi centrali negli ultimi anni. L’intervento del governo, per quanto perfettibile, mostra una nuova volontà di azione che finalmente dovrebbe contribuire ad imprimere una svolta in prospettiva per Taranto e per i tarantini. La tutela dell’ambiente, con le bonifiche e l’adeguamento degli impianti industriali, gli aspetti sanitari con il centro di ricerca per i tumori infantili, i fondi per il museo archeologico e per la riqualificazione urbanistica, rappresentano un modo adeguato per trasformare la soluzione di un grave problema in una opportunità di diversificazione dello sviluppo del nostro territorio.

Al governo e al premier Matteo Renzi va quindi dato atto della grande spinta verso il futuro: da una parte, infatti, si salva un’azienda che con i suoi circa quindicimila posti di lavoro resta il principale motore di reddito di questa provincia; dall’altro si punta sulla cultura per consentire alla città di emanciparsi dalla dipendenza dallo stabilimento siderurgico. Si evita quindi una catastrofe occupazionale che si sarebbe aggiunta al disastro ambientale e allo stesso tempo si offrono indicazioni concrete su nuovi modelli di crescita che, se ben perseguiti, possono davvero proiettare Taranto verso un futuro migliore in un ambiente più sano. Una scelta di buon senso, dunque, che supera i catastrofismi per mirare ad un percorso di sano pragmatismo. L’intervento dello Stato, del resto, sembrava effettivamente l’unico possibile per uscire dal guado nel quale Taranto era rimasta avviluppata, stretta fra una crisi aziendale che sembrava irreversibile e la urgente necessità di porre riparo ai guasti ambientali prodotti da una industrializzazione senza freni e controlli.

Il Contratto Istituzionale di Sviluppo, con un’unica cabina di regìa per dirigere gli interventi previsti, sembra uno strumento adeguato per affrontare questa nuova fase della storia di Taranto. Riteniamo però che un altro passo vada compiuto per dare a Taranto strumenti operativi per decidere di se stessa e per non essere più subalterna alla grande industria. Questo passo crediamo che sia l’ingresso di una rappresentanza istituzionale della città nel consiglio d’amministrazione dell’Ilva. Nei nuovi assetti societari la Città deve trovare un posto adeguato: per essere sentinella dei processi di riqualificazione e per essere determinante nelle scelte di una industria che per troppi anni ha vissuto senza un autentico scambio con il territorio che l’ha ospitata. Una presenza nei nuovi assetti sarebbe di garanzia per una città che ha fin troppo subito la presenza industriale spesso senza poter decidere autonomamente del proprio presente e del proprio futuro.

Questo è l’appello che rivolgiamo al Presidente del Consiglio: fare in modo che nel decreto di prossima pubblicazione trovi spazio una norma che preveda la presenza della Città nell’Ilva, non più per essere succube ma per proseguire insieme in un rinnovato e armonioso percorso di salvaguardia produttiva e occupazionale, da una parte, e di sviluppo eco-compatibile per il territorio, d’altra parte.

 

Emanuele Papalia

Presidente Teichos